Contrasto alle specie aliene invasive tramite il rafforzamento strutturale e biologico della resilienza degli ecosistemi nativi

Titolo Progetto
LIFE RESILIAS - LIFE19 NAT/NL/000821 - Rendere gli ecosistemi resilienti alle specie aliene invasive
Data Inizio
1-set-2020
Data Fine
30-set-2027
Sintesi Progetto

LIFE RESILIAS è un progetto LIFE Nature coordinato dalla Coöperatie Bosgroep Zuid-Nederland U.A. in partenariato con la Stichting Bargerveen, attivo dal 2020 al 2027 nei Paesi Bassi, con un budget totale di circa 3 milioni di euro (contributo UE: 1,8 milioni). Il progetto adotta un approccio non convenzionale alla gestione delle specie aliene invasive (IAS): invece di concentrarsi sul controllo continuo della specie aliena, agisce sulla resilienza dell'ecosistema ospite, rafforzando le comunità native affinché siano in grado di resistere autonomamente all'invasione. L'approccio viene testato su quattro specie aliene target - il poligono del Giappone (Fallopia spp.), il ciliegio tardivo (Prunus serotina), una crassulacea acquatica (Crassula helmsii) e il persico sole (Lepomis gibbosus) - in habitat sia terrestri che acquatici, dentro e fuori i siti Natura 2000.

Regione Biogeografica
  • Atlantica
Tipi di Habitat
  • Foresta
Categorie
  • Conservation of habitats and species
  • IAPS management
Contesto

L'uso storico del territorio e le pratiche gestionali correnti, aggravate da pressioni ambientali di origine antropica, hanno reso molti ecosistemi nativi disturbati e poveri di specie. Questi ecosistemi risultano particolarmente vulnerabili alle specie aliene invasive, poiché privi dei meccanismi funzionali - come la competizione interspecifica e la predazione - che caratterizzano le comunità ben strutturate. Il concetto di resilienza ecosistemica come strumento di gestione delle IAS si fonda sull'osservazione empirica che le comunità native ricche di specie e ben strutturate sono significativamente meno soggette a invasione rispetto a comunità disturbate e povere di specie. Quando le specie native sfruttano pienamente le risorse disponibili (spazio, luce, nutrienti), rimane poco margine per l'insediamento e la dominanza delle specie aliene. Sebbene questo approccio fosse già stato testato con successo su scala pilota per singole specie, la sua efficacia non era ancora ampiamente nota né applicata in modo sistematico e su larga scala 

Problemi e Minacce Affrontati
  • Diffusione del poligono del Giappone (Fallopia spp.) in valli fluviali e praterie, favorita da condizioni di disturbo del suolo e da un'elevata disponibilità di luce e nutrienti
  • Invasione da ciliegio tardivo (Prunus serotina) in ecosistemi forestali, dove la specie compete aggressivamente con le essenze arboree e arbustive native, riducendone la diversità
  • Espansione della crassulacea acquatica invasiva Crassula helmsii nelle zone umide, capace di colonizzare rapidamente gli specchi d'acqua a scapito della flora acquatica nativa
  • Presenza del persico sole (Lepomis gibbosus), pesce d'acqua dolce alloctono, che altera gli equilibri trofici degli ecosistemi acquatici dove viene introdotto
  • Approccio gestionale dominante basato sul controllo permanente e ripetuto delle specie aliene, economicamente e operativamente insostenibile nel lungo periodo
  • Scarsa consapevolezza, tra gestori e decisori politici, dell'importanza delle condizioni dell'ecosistema ricevente come fattore determinante per il successo o il fallimento di un'invasione biologica
Obiettivi
  • Dimostrare l'efficacia di un approccio di gestione delle IAS basato sul miglioramento della resilienza ecosistemica, in un arco di tempo relativamente breve rispetto alla gestione permanente tradizionale
  • Testare l'approccio su quattro specie aliene target (Fallopia spp., Prunus serotina, Crassula helmsii, Lepomis gibbosus) in habitat diversi (terrestri e acquatici, dentro e fuori siti Natura 2000, in fasi successionali precoci e climax), per dimostrarne l'ampia applicabilità e replicabilità
  • Prevenire nuove invasioni delle stesse specie e di altre IAS attraverso il rafforzamento strutturale degli ecosistemi
  • Promuovere e replicare l'approccio su scala più ampia, coinvolgendo proprietari di habitat, gestori forestali e naturalistici, ricercatori ed esperti di sviluppo delle politiche
  • Ottenere l'adesione di portatori di interesse all'approccio, con almeno 50 gestori di habitat impegnati nella preparazione di piani di replica su 500 ettari
  • Costruire una rete di ricerca dedicata (ERA network) con il coinvolgimento di almeno 50 ricercatori
  • Tradurre i risultati in raccomandazioni politiche a livello regionale, nazionale ed europeo
Descrizione Buona Pratica

Il progetto LIFE RESILIAS propone un approccio alternativo alla gestione delle specie aliene invasive: anziché combattere direttamente la specie aliena attraverso interventi di controllo ripetuti nel tempo, il progetto agisce sulle condizioni dell'ecosistema ospite, rafforzandone la resilienza affinché sia l'ecosistema stesso, attraverso i propri meccanismi funzionali (competizione per le risorse, predazione), a contenere e ridurre la specie invasiva in modo duraturo.


Concretamente, questo si traduce in interventi mirati a ridurre la disponibilità di risorse che favoriscono la specie aliena e a potenziare contemporaneamente le specie native competitrici. Ad esempio, per il poligono del Giappone, il progetto lavora sul ripristino di condizioni di suolo umido lungo le sponde fluviali e sulla riduzione della disponibilità di luce, creando le condizioni per una maggiore abbondanza e diversità di specie native che competono efficacemente per lo spazio. Per gli ambienti acquatici invasi da Crassula helmsii, l'azione combina la riduzione della copertura della specie aliena con la ripopolazione attiva di flora nativa competitiva. Per il persico sole, la riduzione della popolazione alloctona è accompagnata dal rafforzamento dei predatori nativi, che ne garantiscono il controllo nel tempo.


L'approccio è stato deliberatamente progettato per dimostrare un'ampia applicabilità e trasferibilità: il progetto opera su quattro specie aliene differenti (due piante, un pesce, una pianta acquatica), in habitat sia terrestri che acquatici, sia all'interno che all'esterno dei siti Natura 2000, e su stadi successionali sia precoci che climacici. Questa scelta metodologica, orientata fin dall'origine alla replicabilità su larga scala (con obiettivi espliciti di estensione della superficie di intervento ben superiori a quella delle aree demo), e la creazione di una rete di ricerca dedicata (ERA network), rendono il progetto un riferimento metodologico di forte interesse per qualsiasi strategia di gestione delle IAS che voglia spostarsi da un modello di controllo perenne a un modello di prevenzione strutturale basata sulla salute dell'ecosistema, in linea con gli obiettivi del Regolamento UE 1143/2014 sulle specie esotiche invasive.

Impatto e Risultati
  • Incremento delle popolazioni di specie arboree e arbustive native e creazione di 156 ettari di ecosistemi forestali resilienti in cui Prunus serotina e Fallopia spp. cessano di costituire una minaccia per la biodiversità, con avvio della replica su ulteriori 1.200 ettari di foresta
  • Riduzione delle opportunità di insediamento di Fallopia spp. attraverso la creazione di oltre 245 ettari di condizioni di suolo umido lungo le sponde fluviali, con riduzione della disponibilità di luce e aumento di abbondanza e diversità delle specie native
  • Riduzione dell'abbondanza di IAS e aumento della diversità di vegetazione erbacea nativa in 0,3 ettari di prateria ad alto valore naturalistico, con avvio della replica su ulteriori 2 ettari
  • Riduzione della popolazione di Lepomis gibbosus in 4 ettari di siti dimostrativi acquatici, con successivo controllo da parte di predatori nativi e creazione di ecosistemi acquatici resilienti
  • Riduzione della copertura di Crassula helmsii in 4 ettari di siti dimostrativi, con ripopolamento di flora nativa competitiva e avvio della replica su 40 ettari di zone umide
  • Adozione di raccomandazioni politiche a livello regionale, nazionale ed europeo basate sull'approccio della resilienza ecosistemica
  • Coinvolgimento di almeno 50 gestori di habitat impegnati nella preparazione di piani di replica dell'approccio su una superficie complessiva di 500 ettari
  • Creazione di una rete di ricerca dedicata (Ecosystem Resilience Approach Network) con il coinvolgimento di almeno 50 ricercatori, a supporto della diffusione scientifica dell'approccio
Allegati
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