Ripristino eco-idrologico e morfologico di lagune costiere e saline dismesse attraverso interventi mirati di ingegneria naturalistica
Titolo Progetto
Data Inizio
Data Fine
Sintesi Progetto
LIFE MC-SALT (LIFE10 NAT/IT/000256) è un progetto LIFE+ Natura e Biodiversità, coordinato dal Parco Regionale del Delta del Po (Emilia-Romagna, ente capofila, comprendente le Valli di Comacchio e la Salina di Cervia), in partenariato con il Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline (Sardegna), il Parc Naturel Régional de Camargue (con la Tour du Valat), la Compagnie des Salins du Midi et des Salines de l'Est e la ONG Green Balkans (Bulgaria). Il progetto, dal valore complessivo di circa 1,8 milioni di euro per la componente sarda (cofinanziamento UE di circa 900.000 euro), ha avuto l'obiettivo di sviluppare un sistema condiviso di gestione e conservazione delle saline e delle lagune costiere mediterranee, calibrato sulle specificità di ciascun sito partner ma orientato alla creazione di una rete duratura tra siti con caratteristiche ambientali simili.
Regione Biogeografica
- Mediterranea
Tipi di Habitat
Categorie
- Conservation of habitats and species
- Ecological Restoration
Contesto
Il Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline custodisce un sistema di stagni e saline di origine artificiale, la cui esistenza è strettamente legata all'attività di produzione del sale, interrotta nel 1985. Dal blocco produttivo, il bacino del Bellarosa Maggiore - vasca di prima evaporazione delle saline e nodo cruciale del sistema di circolazione idrica del comprensorio - non era stato oggetto di alcun intervento di manutenzione, con un progressivo deterioramento delle arginature, delle paratoie e dei canali di alimentazione. Questa situazione di abbandono, comune a molte saline mediterranee dismesse, ha motivato la costruzione di un progetto transnazionale capace di mettere a sistema esperienze e soluzioni gestionali tra siti affini in Italia, Francia e Bulgaria.
Problemi e Minacce Affrontati
- Grave degrado delle arginature dello stagno del Bellarosa Maggiore, con conseguente alterazione delle caratteristiche fisiche e chimiche di acque e sedimenti
- Inadeguata alimentazione idrica dello stagno con acqua di mare, dovuta alla mancanza dell'argine del canale immissario e alla scomparsa degli argini interni, con compromissione del gradiente salino
- Scarsa conoscenza delle caratteristiche litologiche e chimiche dei sedimenti di fondo, fondamentali per comprendere le dinamiche dell'ecosistema
- Inadeguato ricambio idrico e assenza di un sistema di monitoraggio in continuo dei parametri idrologici e mesologici
- Forte eutrofizzazione e progressiva dolcificazione delle acque, causate da ingressioni di acque dolci contaminate da reflui urbani, con stato qualitativo delle acque molto scarso
- Rischio concreto di compromissione degli ambienti ad acqua salata e dell'intero ecosistema, con conseguenze dirette sulle popolazioni di Nono (Aphanius fasciatus, specie Allegato II Direttiva Habitat) e sull'avifauna acquatica nidificante e svernante (in particolare il fenicottero)
Obiettivi
- Ripristinare e conservare l'habitat prioritario 1150* "lagune costiere" nel bacino del Bellarosa Maggiore
- Ripristinare le originarie condizioni morfologiche della vasca di prima evaporazione, in vista di un potenziale ripristino eco-compatibile dell'attività saliniera
- Rimuovere le cause dell'eutrofizzazione e migliorare la qualità delle acque, impedendo il rilascio di nutrienti dai sedimenti di fondo
- Aumentare i siti di nidificazione e di sosta per le specie di acquatici coloniali, favorendo in particolare la nidificazione del fenicottero
- Mantenere e migliorare la consistenza della popolazione di Nono e approfondire le conoscenze sulla sua biologia, abbondanza e struttura demografica
- Caratterizzare dal punto di vista litologico e chimico i sedimenti dello stagno
- Creare, al termine del progetto, una rete stabile tra siti con saline attive o dismesse per la condivisione di modelli di gestione ambientale e di sviluppo
Descrizione Buona Pratica
La buona pratica di LIFE MC-SALT risiede nell'aver dimostrato come interventi mirati di ingegneria naturalistica e idraulica, accompagnati da un robusto programma di monitoraggio ex post pluriennale, possano invertire il degrado di un ecosistema lagunare salmastro derivato dalla cessazione di un'attività produttiva tradizionale (la salicoltura).
L'intervento cardine, l'Azione C2 "Restoration of hydraulic circulation", ha riguardato il ripristino del canale immissario di acqua marina, la manutenzione dell'argine di bassofondo e la realizzazione di nuove arginature interne per la compartimentazione dello stagno, con l'obiettivo di restituire alla vasca del Bellarosa Maggiore le caratteristiche morfologiche e idrauliche che aveva quando era funzionale alla produzione del sale. Questo approccio - restaurare la funzionalità ecologica di un sito agendo sui processi idro-morfologici alla base del suo funzionamento, anziché su singoli elementi isolati - costituisce un modello replicabile per molte zone umide salmastre del Mediterraneo dipendenti da una gestione antropica attiva.
Particolarmente significativa è stata l'integrazione tra opere infrastrutturali e obiettivi di conservazione delle specie: nell'ambito della stessa azione sono stati realizzati due isolotti per la nidificazione dell'avifauna, ricavati riutilizzando le basi di tralicci dell'alta tensione dismessi - un esempio di riconversione di strutture antropiche preesistenti a fini di conservazione, a basso impatto e a basso costo.
Il programma di monitoraggio ex post, proseguito per più anni oltre la chiusura formale del progetto, ha permesso di documentare con dati solidi gli effetti degli interventi su acque, sedimenti, ittiofauna, avifauna e vegetazione, fornendo una base evidence-based per future repliche del modello. La dimensione transnazionale del partenariato, che ha messo in rete realtà gestionali di Italia, Francia e Bulgaria accomunate dalla presenza di saline, ha inoltre posto le basi per uno scambio di esperienze tra siti con problematiche analoghe.
Impatto e Risultati
- Ripristino del canale immissario di acqua di mare proveniente dal litorale del Poetto, con miglioramento sostanziale del ricambio idrico dello stagno del Bellarosa Maggiore
- Manutenzione dell'argine di bassofondo e realizzazione di nuove arginature interne per la compartimentazione idraulica dello stagno, funzionali al raggiungimento del corretto gradiente salino
- Realizzazione di due isolotti di nidificazione per l'avifauna, ottenuti dal riutilizzo dei basamenti di tralicci dell'alta tensione rimossi
- Installazione di una stazione di monitoraggio in continuo dei parametri mesologici (temperatura, pH, ossigeno disciolto, conducibilità-salinità, clorofilla "a") e dei livelli idrici
- Monitoraggio ex post pluriennale (2014-2016) su acque, sedimenti, ittiofauna, avifauna e vegetazione, che ha registrato un generale miglioramento della qualità ambientale: superamento delle condizioni di iper-eutrofia, miglior ossigenazione delle acque e progressiva differenziazione della salinità, favorevole alla creazione di mesohabitat diversificati
- Incremento significativo dell'avifauna nidificante e migratrice nel bacino del Bellarosa Maggiore, in particolare delle specie coloniali (fenicottero, avocetta, gabbiano roseo, sterna zampenere, fraticello)
- Incremento delle popolazioni di Nono (Aphanius fasciatus) e Latterino (Atherina boyeri), con dati raccolti su abbondanza e struttura demografica delle popolazioni ittiche
- Realizzazione di una checklist floristica dell'intero comparto, con verifica delle specie di interesse comunitario, endemiche, rare o minacciate, e produzione della cartografia GIS dello stato ex ante
- Creazione di un'azione di educazione ambientale (Azione D3) con percorso naturalistico e capanno di osservazione per la fruizione sostenibile dell'area
- Avvio, al termine del progetto, di un percorso di rete tra i siti partner per la condivisione di modelli di gestione di saline e lagune costiere, propedeutico alla partecipazione a futuri progetti comunitari

