Governance multilivello e approccio scientifico partecipato per la gestione integrata della rete marina
Titolo Progetto
Data Inizio
Data Fine
Sintesi Progetto
LIFE IP INTEMARES è un Progetto Integrato (IP) coordinato dalla Fundación Biodiversidad del Ministero per la Transizione Ecologica spagnolo (MITECO), attivo dal 2017 al 2026, con un budget totale di oltre 27,2 milioni di euro (di cui contributo UE: 13,4 milioni). Il progetto costituisce il più grande progetto di conservazione marina d'Europa e dà continuità al precedente LIFE+ INDEMARES. Obiettivo centrale è attuare il Quadro d'Azione Prioritaria (PAF) per la Rete Natura 2000 nell'ambiente marino spagnolo, garantendo una gestione integrata, innovativa e partecipativa dei siti marini, fondata sulla ricerca scientifica e sul coinvolgimento attivo dei settori economici interessati. Il progetto coinvolge un partenariato ampio che comprende istituti oceanografici, università, organizzazioni ambientaliste (WWF, SEO/BirdLife), il settore della pesca e le autorità regionali dell'Andalusia.
Regione Biogeografica
- Macaronesiaca
- Atlantica
- Mediterranea
Tipi di Habitat
- Oceani e coste
Categorie
- Conservation of habitats and species
- Management
- Stakeholder Engagement
Contesto
Con oltre un milione di chilometri quadrati di acque territoriali, la Spagna possiede la seconda superficie marina d'Europa e, per la confluenza di tre regioni biogeografiche (Atlantico nord-orientale, Macaronesia e Mediterraneo occidentale), la maggiore diversità di habitat e specie marine del continente. Nonostante questa straordinaria ricchezza, la conservazione della biodiversità marina e la gestione dei siti Natura 2000 in ambiente marino erano rimaste a lungo ai margini delle politiche ambientali nazionali. Solo con la legge spagnola sul patrimonio naturale del 2007 e la legislazione 41/2010 sull'ambiente marino - che ha recepito la Direttiva Quadro sulla Strategia per l'Ambiente Marino (MSFD) - si sono poste le basi normative per una protezione strutturata dei siti marini. In questo quadro, il PAF costituisce lo strumento strategico che guida le azioni del progetto.
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Problemi e Minacce Affrontati
- Gestione insufficiente e frammentata dei siti marini Natura 2000: in assenza di piani di gestione approvati per la quasi totalità dei 46 siti marini nazionali, la conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario risultava carente e disomogenea
- Lacune conoscitive gravi: l'ecosistema marino spagnolo presentava deficit significativi nella caratterizzazione di habitat profondi, nella distribuzione delle specie e nel monitoraggio dello stato di conservazione, rendendo difficile qualsiasi valutazione ai sensi dell'Art. 17 della Direttiva Habitat
- Conflitti con i settori economici: attività di pesca, navigazione, turismo nautico e acquacoltura generavano pressioni significative sui siti Natura 2000 marini, in assenza di meccanismi di governance condivisa con i portatori di interesse
- Tecnologie di sorveglianza inadeguate: il monitoraggio dei siti marini si basava su strumenti tradizionali insufficienti per la scala e la complessità dell'ambiente pelagico e degli habitat profondi
- Insufficiente integrazione dei fondi UE: la complementarità tra il programma LIFE, i fondi strutturali (FEAMP, FSE) e i fondi nazionali non era stata sistematicamente strutturata per sostenere la gestione della rete marina
Obiettivi
- Attuare il PAF per la Rete Natura 2000 marina spagnola, coprendo il 98% delle priorità identificate per l'ambiente marino e il 36% del PAF nazionale complessivo
- Approvare i piani di gestione per i 46 siti Natura 2000 marini sotto la giurisdizione statale e adottare quattro strategie nazionali di conservazione per 34 specie marine prioritarie
- Espandere la Rete Natura 2000 marina con nove nuovi siti, raggiungendo l'obiettivo CBD di proteggere il 10% delle acque territoriali spagnole
- Migliorare il monitoraggio e la sorveglianza marina testando almeno sette nuove tecnologie innovative (drone, telemetria acustica, eDNA, ecc.)
- Costruire un modello di governance integrata e replicabile che coinvolga settori economici, amministrazioni centrali e regionali, istituendo meccanismi permanenti di partecipazione e mediazione dei conflitti
- Sensibilizzare almeno il 15% della popolazione spagnola sull'importanza della Rete Natura 2000 marina, attraverso programmi di educazione ambientale e comunicazione
Descrizione Buona Pratica
Il progetto LIFE IP INTEMARES ha affrontato per la prima volta in modo sistematico e integrato la gestione dell'intera Rete Natura 2000 marina di uno Stato membro, superando la frammentazione tra autorità centrali, regionali e settoriali che aveva storicamente compromesso l'efficacia delle politiche di conservazione marina in Spagna.
Il cuore metodologico del progetto è la ricerca scientifica come strumento di governance: le quasi 130 campagne oceanografiche condotte nell'ambito del precedente LIFE+ INDEMARES, e il loro follow-up nel progetto attuale, hanno generato una base di conoscenza senza precedenti su habitat profondi, distribuzione delle specie e pressioni antropiche. Questi dati non sono rimasti confinati alle pubblicazioni accademiche, ma sono stati sistematicamente tradotti in piani di gestione operativi e misure di conservazione concrete. Questo approccio "da scienza a gestione" costituisce un modello replicabile per qualunque rete Natura 2000 che voglia passare dalla designazione formale dei siti a una gestione attiva e basata sull'evidenza.
Sul piano della governance, il progetto ha sperimentato meccanismi innovativi di coinvolgimento del settore della pesca, tradizionalmente in tensione con le istanze di conservazione. La Confederación Española de Pesca è diventata partner formale del progetto, trasformando un potenziale conflitto in una collaborazione strutturata. Questa integrazione ha permesso di disegnare misure di gestione che tengono conto delle esigenze produttive del settore, aumentando significativamente la loro accettazione e applicabilità.
Particolarmente innovativa è stata anche la componente tecnologica: il testing sistematico di nuove tecnologie di monitoraggio (tra cui sistemi acustici passivi, strumenti di telemetria satellitare per cetacei e tartarughe marine, e tecniche di eDNA) ha dimostrato come la sorveglianza marina possa essere resa più efficiente e meno invasiva, aprendo prospettive concrete per il miglioramento dei sistemi di reporting ai sensi della Direttiva Habitat.

